Il Piatto delle streghe a Piancastagnaio

In questo articolo Anna Sacchi per conto della Proloco di Piancastagnaio, svela la verità dietro alla Leggenda del Piatto, la vasca di pietra oggi custodita in area privata in attesa di tornare al suo storico splendore.

Le origini del Piatto delle Streghe

Il marchese Giovan Battista Bourbon del Monte, costruito il suo bel palazzo (1611) al centro del borgo storico di Piancastagnaio, fece rinnovare un adiacente giardino pensile che era appartenuto ai conti Orsini di Pitigliano. Per le belle aiuole e le sue fontane era chiamato Belvedere, nome tuttora rimasto alla piazza antistante il palazzo.
La più grande delle fontane era formata da una vasca poco profonda ricavata da un unico blocco di pietra che doveva avere al centro una statua, forse un Nettuno. Quando il giardino fu ampliato, la fontana fu spostata in un luogo più distante.
Con il tempo i giardini andarono in disuso e furono abbandonati così come la bella fontana.

La Leggenda del Piatto delle Streghe di Piancastagnaio

Vicino alla ‘pianetta’ del Piatto delle Streghe erano stati scavati dei piccoli corridoi sotterranei tutti in comunicazione fra loro e ciascuno con il paese e con i dintorni.
Qui le streghe erano solite passare la giornata a lavorare o a dormire; vi stavano rintanate e silenziose durante il giorno finché il sole non era tramontato.
Nessuno aveva mai potuto vederle anche se loro tutte le notti, intorno al Piatto si lasciano trasportare da canti e balli. Verso le due di notte poi si mettevano a sedere tutte in cerchio intorno al Piatto che era riempito con maccheroni, polli arrosto e,  in autunno, caldarroste e suggioli.
Poi, dopo mangiato, si prendevano a braccetto e di nuovo ballavano e cantano fino ai primi albori del giorno quando ritornavano nei loro nascondigli.
Una volta però accadde una cosa assai strana.
In un podere lì vicino abitava con la moglie ed il suo bambino di un anno appena il contadino soprannominato per la sua robustezza.
Una notte, verso le tre, Ferro fu svegliato di soprassalto: “Che diavolo succede a quest’ora così tarda? Sarà gente che ruba le castagne, ora vo’ a vedere”.
Si alzò così piano piano dal letto, accese una candela e si affacciò alla finestra: dalla parte del Piatto delle Streghe scorse un bagliore accecante e poi subito, intorno al Piatto, una confusione di corpi neri.
Spense allora la candela e stette ancora alla finestra finché ecco il solito bagliore e il solito tramestio; riaccese la candela e si ripeté la stessa scena di prima.
Ferro aveva sentito più volte parlare delle streghe in paese ma, da uomo saggio, non aveva mai voluto crederci.
Quella notte però, non sapendo spiegare il fatto, incominciò a dubitare e spenta un’altra volta la candela, rimase ad osservare. Le streghe stavolta non si fecero vedere, così Ferro rientrò in camera.
Immaginarsi il dolore e la disperazione quando si accorse che nella culla vicino al letto il bambino non c’era più.
Senza svegliare la moglie, si mise a cercarlo, ma subito si ricordò di aver sentito dire in paese che le streghe rubavano con grande abilità i bambini.
Preso dal terrore che il suo bambino fosse in mano alle streghe che ne avrebbero fatto chissà che cosa, corse pieno di coraggio al Piatto. Guardò da per tutto, si avvicinò all’apertura dei cunicoli, ma tutto era silenzio e buio pesto.
Si ricordò allora che quegli scavi sotterranei andavano a finire al Bagno degli Ebrei (località ricca di acque sorgive dalla parte opposta del Piatto delle Streghe dove gli Ebrei che vivevano a Piancastagnaio nel XVII secolo andavano per la Festa delle Capanne). Ferro corse allora a perdifiato là dove erano già giunte le streghe che avevano rapito il bambino e che avevano già preparato la caldaia di olio bollente dove immergerlo. Nessuna di loro aveva il coraggio di tuffarcelo dicendo di essergli più o meno lontana parente e se lo passavano l’una all’altra quando giunse trafelato Ferro. Sentite le loro parole e ispirato da una forza superiore, “A me, a me -disse – ce lo butto io che non mi è niente” e, strappato dalle loro mani il bambino, scappò via. Le streghe lo rincorsero ma lui tirò fuori un Crocefisso che aveva al collo e così quelle d’incanto sparirono e da allora non si videro più.

La vera storia del Piatto delle Streghe

Oggi dell’antica fontana resta la vasca sottostante – nota ai locali come Piatto delle Streghe – custodita in mezzo a un campo di proprietà privata.
Quest appellativo le fu attribuito per ragioni non chiare dagli abitanti del posto che ne hanno tramandato la memoria. La curiosità intorno al nome era tale che un giorno una maestra di Piancastagnaio, Maddalena Fatini, ne ha ricavato un racconto diventato con il tempo leggenda.
Ad oggi, malgrado i tentativi effettuati dall’Amministrazione Comunale, il piatto non è visitabile. Ci sono tuttavia nuovi progetti di risistemazione dell’area che consentiranno di accedervi e chissà forse che le streghe non ritornino a danzare e cantare intorno al grande blocco.

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  • Anna Sacchi – Proloco Piancastagnaio
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