Quando ero molto più giovane, parlo degli anni 70/80 del secolo scorso, il paese di Arcidosso, dove ho sempre vissuto, durante i periodi di vacanza raddoppiava e oltre la sua popolazione,   specialmente nei mesi estivi.

Decine di famiglie intere si trasferivano dalle città al nostro paese e per settimane “estivavano” sull’Amiata come fossero uccelli migratori, per poi tornarsene nei nidi urbani alla fine dell’estate che coincideva chiaramente con l’inizio dell’anno scolastico.

Molte di quelle famiglie avevano origini amiatine e per vari motivi, in genere di lavoro, avevano lasciato il paese per la vita cittadina. Le loro radici erano molto profonde ed il ritorno al paese natìo voleva dire riabbracciare i propri cari, gli amici di sempre e ritornare a vivere i ritmi lenti, gustarsi gli odori e i sapori genuini della semplicità e immergersi nei silenzi e nelle frescure di luoghi lontani dal caos cittadino.

Ma non tutte quelle famiglie di “uccelli estivanti” avevano questa origine comune; alcune spesso capitavano quassù in modo del tutto casuale o perché invitate per qualche periodo da amici amiatini emigrati in città; ma finiva inevitabilmente che venivano stregati dai nostri luoghi che diventavano anche per loro le agognate e rigeneranti mete vacanziere per molti anni a venire.

Le case del centro storico di Arcidosso, in genere abbandonate per gran parte dell’anno, dopo lo sviluppo delle zone limitrofe più moderne e comode, durante l’estate tornavano ad emettere i suoni delle voci di grandi e piccini, ad emanare odori di cucinato e ad accendersi di luci dalle finestre dopo l’imbrunire.

Per noi bambini e ragazzi voleva dire raddoppiare o triplicare la cerchia di amici durante tutte le vacanze estive. C’era molto meno controllo; per strada circolavano 1/3 della auto rispetto ad ora e soprattutto non esistevano i cellulari per cui, una volta usciti di casa, la libertà era totale. Le nostre giornate erano fatte di esplorazioni nei boschi, capanne tra gli alberi, nascondino tra i vicoli del borgo, partite a pallone al campetto dell’asilo nido o a basket nel playground al Parco del Tennis, suonate di campanelli notturni con relativa fuga del branco. E poi c’erano gli inevitabili innamoramenti che sbocciavano tra i giovani virgulti indigeni e le esotiche bellezze vacanziere di ambo i sessi. E non era raro che questi immaturi “accoppiamenti” si consolidassero negli anni, nonostante il distanziamento per i lunghi mesi freddi, trasformandosi in nuove famiglie che hanno poi rivendicato la propria “identità capercia/amiatina”.

Molte volte, quando ero giovane, mi sono chiesto ingenuamente quale fosse la ragione che spingeva i miei amici cittadini a tornare con gioia, e soprattutto tutti gli anni, in questi posti sperduti. Loro che a Roma, a Milano, a Firenze o a Genova avevano tante opportunità in più rispetto a noi, tante cose moderne, tante comodità e tanta gente intorno a loro. La risposta me la sono data anni dopo, quando ho vissuto per 10 mesi a Roma facendo il militare. Ero innamorato (e lo sono tutt’ora) della Città Eterna, e mi sono gustato i suoi monumenti, la sua storia, i suoi parchi e il suo continuo rumore di sottofondo. Lo facevo con gli occhi di un ventenne che aveva vissuto fino ad allora in un paese i cui abitanti, frazioni comprese, sarebbero entrati comodi in uno solo dei grandi palazzi che lo circondavano. Ma non appena avevo anche solo 24 ore di permesso me ne scappavo ad Arcidosso, tra la sicurezza dei suoi vicoli, il verde dei suoi boschi, le risate degli amici e il calore della famiglia.

Perché ho raccontato tutto questo? Perché mi sono dilungato nel racconto di una realtà che ormai non ci appartiene più se non nei ricordi? O per lo meno non appartiene alle nuove generazioni sulle quali dovremmo investire. Proverò a dare una risposta.

Il modo di fare turismo è cambiato radicalmente negli ultimi 30 anni, il mondo è diventato piccolissimo e la possibilità di raggiungere gli angoli più sperduti del nostro pianeta, almeno una volta nella vita, non è più un sogno totalmente irrealizzabile. L’offerta di esoticità è cresciuta a dismisura e la nostra inguaribile “esoticofilìa” ci ha fatto perdere la reale percezione del tesoro che abbiamo da sempre a portata di mano: la nostra Montagna! Abbiamo sottovalutato il nostro potenziale turistico relegandolo ad un aspetto folcloristico da proporre in occasione di eventi o ricorrenze più o meno tradizionali, tirando su manifestazioni belle, importanti, ma isolate e quindi spesso fini a sé stesse.

La nostra debolezza? Troppo spesso ci siamo arroccati su posizioni campanilistiche di facciata pensando che ogni pezzetto degli 8 comuni amiatini fosse un microcosmo a sé stante, piuttosto che parte di una realtà territoriale unica e indivisibile: il Monte Amiata! Ma……

…ma qualcosa forse sta cambiando.

Da qualche anno imprenditori coraggiosi, ristoratori, albergatori, agricoltori, allevatori e amanti sinceri del nostro territorio hanno iniziato un’opera di rivalutazione del Tesoro Amiata. E lo fanno con una rinnovata professionalità e con modernità, cercando di stare al passo con i tempi che cambiano così velocemente. Stanno rischiando in prima persona, tra mille difficoltà, ma offrendo al turista tutta la bellezza e la   genuinità di un vulcano ancora vivo. Ricco nelle sue biodiversità, nei suoi molteplici paesaggi, nella sua enogastronomia, nella sua storia millenaria. Circondato da una collana le cui perle sono i piccoli borghi sorti sui rilievi e in prossimità di preziosissime sorgenti d’acqua.

E poi, finalmente sono apparse le Guide: Ambientali e Turistiche. Non che non ci fossero mai state, ma erano nascoste, semisconosciute; quasi che non fossero così importanti, o per lo meno non lo fossero sulla nostra Montagna.

A piedi, in bicicletta, a cavallo o, quando l’inverno è clemente, sulle ciaspole, le Guide sono figure professionali di primaria importanza nella promozione e nella fruizione di un territorio. E non parlo solo del semplice camminare o muoversi, ma del raccontare un luogo in tutti i suoi aspetti naturalistici, storici e culturali; del far entrare il turista in empatia con un ambiente, facendolo sentire parte di esso e non semplice spettatore. Non tralasciando poi l’aspetto educativo e divulgativo, con attività ludiche in natura molto attraenti fra i più giovani, vista la nuova coscienza ambientalista che si sta formando tra le nuove generazioni e non solo.

La dimostrazione pratica l’abbiamo avuta lo scorso anno, durante un’estate post-lockdown nella quale le escursioni hanno fatto la parte del leone nell’offerta turistica. E la riprova c’è stata questo inverno nevoso, con il successo delle tante ciaspolate anche infrasettimanali che sono state organizzate sulla vetta dell’Amiata.

Per questo motivo alcune Guide Ambientali Escursioniste si stanno organizzando per proporre, già da questa Primavera, un servizio con un’offerta tra le più varie per incrementare un turismo alla scoperta del Vulcano Amiata. Questa terra offre infatti mille spunti con aspetti naturalistici e paesaggistici tra i più vari in Italia: il vulcano, con i suoi sterminati e intimi boschi di castagni e faggi e le sue acque sorgive; le vallate con le preziose coltivazioni di olivo e vite; i poggi calcarei con i loro pascoli, i fiori rari, i panorami che spaziano dall’appennino all’Arcipelago Toscano e la Corsica; creando quasi un collegamento mistico fra cielo e terra che si sublima nell’ascesa verso il cono del Monte Labro, con i ruderi degli edifici che ospitarono David Lazzaretti, il Profeta dell’Amiata. E poi, non per ultime, le Riserve Naturali (Pescinello, Bosco Rocconi, Pigelleto) e il Parco Faunistico dell’Amiata, prossimo ad una nuova apertura questa estate.

Fatte tutte queste ultime considerazioni, per concludere, credo di aver risposto alle domande che avevo posto a metà di questo articolo, sul perché avessi raccontato di un turismo che ormai non c’è più. Anche se i tempi di permanenza si sono accorciati, i motivi basilari per cui i turisti scelgono di trascorrere le vacanze in luoghi come i nostri sono sempre i soliti e riguardano il nostro modo di vivere semplice, i nostri ritmi, la nostra umanità e soprattutto la Natura che ci circonda e che noi diamo per scontata come l’aria che respiriamo, ma che per chi viene da realtà differenti e urbane sono una certezza di benessere fisico e psichico.

Il nostro Tesoro sta proprio sotto i nostri piedi e tocca a noi indossare i calzari adatti per farlo brillare con i nostri passi.

 

Mario Malinverno

Guida Ambientale Escursionista.

 

La nostra guida, Mario, propone per le stagioni avvenire una serie di escursioni guidate per scoprire il nostro territorio con l’autenticità di un locale. Tutte le escursioni verranno pubblicate e saranno presto prenotabili sul portale di Bookingamiata.com.

Uno dei primi appuntamenti riguarderà l’escursione da Roccalbegna alla Riserva di Pescinello, l’11 di aprile (covid permettendo). Vi ritroverete immersi in un tesoro naturalistico, circondati da i più antichi organismi presenti in Italia: gli Alberi Monumentali.